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Exposures - In retrospect and novelty

Richiesta a lungo dai fan e alla fine, nel 2004, distribuita, la raccolta Exposures – in retrospect and denial propone una serie di singoli inediti e bonus track del periodo da Projector a Damage done (fortunatamente non hanno incluso I, deception, da me mai apprezzata fino in fondo :-P) più vari brani risalenti ai primi demo ed un live registrato a Cracovia nell’ottobre 2002 e incluso nel DVD Live Damage. È un’interessante novità per i fan ma anche un’ottima release in attesa dell’album nuovo.

I cd sono due, di cui il primo lo possiamo dividere in due parti: iniziamo dunque con Static, proveniente dalle sessioni di Damage done, che semplicemente non mi spiego come possa essere stata accantonata. Stesso discorso per The poison well, rilasciato invece nell’edizione giapponese. Questi due brani fanno della molodia il loro cardine, abbinandola però convincentemente ad interventi più aggressivi e interventi di doppia-cassa. Il successivo terzetto è invece del periodo Haven: ma In sight sembra più essere uscita da Projector, non solo perché è cantata unicamente in canto pulito. Questa ballata è forse la più debole tra i brani, in quanto propone il solito problema che affligge la voce pulita di Stanne, cioè che non sempre da l’idea di appartenergli: qui le linee vocale non gli appartengono del tutto. Misery in me è più heavy, ma propone stacchi in armonico melodico, ed è in growl. Un altro fiore all’occhiello per i Dark Tranquillity che avrebbe veramente fatto bella figura in un album. Piccolo aneddoto: Misery in me in realtà venne proposta per la prima volta nel tour giapponese di Projector. Non ho avuto modo di ascoltare questa versione, ma mi informano che è in canto pulito e con tonalità meno metal. Se l’avete e state leggendo questa recensione avvisateci e passatecela :-).

Ora veniamo al pezzo migliore di tutto il repertorio, al meno per quanto mi riguarda: Cornered è uno dei brani dei Dark Tranquillity in assoluto che preferisco, con riff duri ma lo stesso molto melodici, giri di note atmosferici e tastieristica di Brändström a condire il tutto. Fu inserito soltanto nella versione giapponese del disco, ancora una volta, misteriosamente, il brano venne tralasciato per l’edizione originale. Altrimenti, sarebbe stato un pezzo memorabile. Viene ora, a completare la prima parte della raccolta, il duo del periodo Projector, con No one, non uno dei brani migliori, ma che si lascia comunque ascoltare (lasciando però varie sensazioni di già sentito, soprattutto nell’arpeggio iniziale che è similissimo a quello di Nether novas, o il contrario), e quella che è in un certo senso la titletrack, cioè Exposures, che è uno dei pezzi più duri e aggressivi dei Dark Tranquillity. Ma i suoi riff granitici lasciano lo stesso spazio a notevoli sprazzi di melodia, confermati dall’assolo in bending del finale.

Sono rimasto molto soddisfatto da questi brani, in chiusura di discorso. Forse però avrei preferito aggiungere anche Razorfever e Shadowlit facade dall’EP del 1996 Enter suicidal angels, invece di includerli nella riedizione di The mind’s I dopo l’ending strumentale, spezzando tutta l’atmosfera (e per di più insieme ad Archetype, orribile), ma ci può stare.

La seconda parte della raccolta va invece più indietro negli anni, andando a prendere brani della formazione originale (quella con Fridèn per intenderci), risalenti direttamente dai demo. A dire il vero non li ascolto mai, non essendo io molto interessato a quel periodo, ma più o meno sono buoni brani di vecchi melodic death metal svedese (a parte un paio di sprazzi qua e là), senza le successive caratterizzazioni dello stile dei Dark Tranquillity che me li ha fatti adorare. Comunque su questo sito trovate anche recensioni di quei demo, fateci un salto.

La terza e ultima parte della raccolta va sul secondo CD, ed è il live già citato in precedenza: brevemente, un buon live da parte loro, ben registrato e con una scaletta fatta abbastanza bene. Si può dire solo che Stanne alla fine accusa un po’ di stanchezza nelle prestazioni vocali, riuscendo comunque a reggere, e il pubblico mi è apparso monotono e stantio, facendo perdere buona parte dell’atmosfera. Se possedete già il DVD questo concerto non vi dirà nulla di nuovo però.

In conclusione, un’ottima raccolta, con brani inediti succosissimi, interessanti estratti dagli anni 89-92 ed un buon live a chiudere il tutto. Se avete il resto della discografia dei Dark Tranquillity, è imperativo procurarvi anche questo.

This is the final resistance!


Recensione a cura di Alessandro Mattedi

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