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Projector - FreeChange

Sicuramente tutti i gruppi evolvono il loro stile nella carriera, chi quel tanto che basta per non subire la sindrome di Yngwie Malmsteen (che lo ha portato a fare album su album tutti uguali), chi cambiando del tutto, e chi in qualche via di mezzo, tendente o no ad uno dei capi della matassa. Quel che è meno sicuro è che evolvendosi molte band che prima avevano molte caratteristiche affini, per via di una comune cultura musicale, epoca e regione d'appartenenza, tendono ad allontanarsi. Prendiamo Gothenburg, per esempio: all'inizio degli anni '90 si contavano innumerevoli gruppi che in un modo o nell'altro avevano molte somiglianze. Cosa succede allora sul finire degli anni '90, precisamente nel 1999? Prendiamo uno di questi gruppi, gli In Flames: danno alla luce Colony, è un heavy metal che spacca, con melodie aggressive e una batteria intensa e pesante. Cosa accade invece sulla sponda Dark Tranquillity? Innanzitutto va registrata la partenza di Fredrick Johannson, sostituito alla chitarra dal bassista Martin Henriksson (al cui posto va Michael Nicklasson). Martin Brändström invece non è ancora elencato come membro ufficiale del gruppo nel libretto, ma partecipa al lavoro.

Avevamo parlato delle affinità fra i gruppi, bene, fra In Flames e Dark Tranquillity sono finite da un bel pezzo: Projector è una svolta per la formazione di Stanne e soci, un album introspettivo, in cui già stilisticamente è stato abbandonato il loro melodic death (le prime avvisaglie c'erano sull'album precedente), a cui si aggiungono brani dalle tinte più atmosferiche e a tratti malinconiche e si sperimentano nuove soluzioni sonore, come il canto pulito che, se prima era stato sporadicamente accennato, qui è usato molto, sia nei ritornelli che in brani interamente (o quasi) così. Si tratta di un lavoro in parte molto diverso dal precedente The mind's I, che tralasciava parte della raffinatezza di The gallery in favore di melodie più aggressive e thrasheggianti, in parte invece è ironicamente proprio da quest'album che ci sono le premesse come concezione a molte delle soluzioni adottate in Projector.

Questo lavoro genera così numerose melodie che rimarranno per sempre nella storia dei Dark Tranquillity, anche se a volte sembra un po’ melenso e le nuove linee vocali di Stanne non sempre vengono espresse al meglio, in alcuni punti non sembrano apparternergli (forse l’ideale sarebbe Jonas Renske dei Katatonia). Ma non è affatto un brutto album, anzi. Per di più, alcuni l'hanno addirittura svalutato parecchio (mi riferisco agli irriducibili del thrash/death che come vedono qualcosa uscire dagli standard di Left hand path degli Entombed buttano via tutto spaventati).

Beh in sostanza volevo solo dire che quelli che dicono che è il loro ‘‘capolavoro ineguagliabile’‘ esagerano un po’. Torniamo all’album: spesso si mescolano parti calme e atmosferiche, che cercano di trasmettere una sensazione di malinconia all'ascoltatore, con altre più cupe e aggressive, ma passando anche in altre in cui si privilegia una certa melodia tipica dei loro precedenti stilemi ma sensa sforare nella banalità; menzione a parte meriterebbe Day to end, canzone ‘‘strana’‘ rispetto al resto dell'album, un brano interamente atmosferico che viene retto da un battito di sottofondo, come quello di un cuore pulsante, e dalla tristezza che emana la voce di Stanne, ma che è anche percorso da una sensazione di pseudo-drammaticità che non convince molto.

Nonostante tutto, l'album mantiene anche la sua dose molto metal contraddistinta dallo stile tipico dei Dark Tranquillity. Si inizia così con l'introduzione di pianoforte di FreeCard, il mio brano favorito insieme al successivo e all'ultimo, che anticipa i giri di chitarra taglienti di Henriksson/Nicklasson e l'alternanza di Stanne del suo growl rauco con il ritornello, dalla voce pulita e un po' cupa, per poi passare a ThereIn, con i suoi riff veloci e abrasivi (resi al meglio dal video, che li fa corrispondere a sequenze accellerate di autostrade in attività e nuvole in movimento, mentre le parti con Stanne lo fanno comparire nell'ombra, in modo da generare un'atmosfera a mio avviso azzeccatissima) e il ritornello anch'esso in canto pulito (anche se questo non mi ha colpito molto). Fra tutti però il brano che preferisco è l'ultimo, On your time, che inizia con un'intensa sequenza di batteria, come una mandria di tori in corsa, a cui si aggiungono le due chitarre, che sfoderano riff veloci e micidiali, e il consueto growl di Stanne; successivamente il brano si fa meno spedito, mescolando comunque una chitarra calma, una distorta e feroce e il canto pulito di Stanne, per poi arrivare in un punto in cui le due chitarre tessono timidamente melodie e Jivarp naviga con i suoi strumenti su di loro, giocando con i piatti e colpendo occasionalmente le casse per un battito di sottofondo; Stanne inizia a cantare quello che in teoria è il chorus, il battito aumenta d'intensità e le chitarre si fanno più spavalde, per poi esplodere tutto come se delle fiamme altissime scaturissero dal palco della strumentazione. Stanne ripete la parte anche in un growl straziante mentre chitarre e batteria sfoderano nuovo impeto.

In definitiva, è da quest'album che si lavorerà sulle basi per la successiva evoluzione del gruppo, confermando elementi e rimuovendone altri. Projector è un album di transizione, trampolino di lancio per gli anni venturi, che con i suoi piccoli difetti e i suoi pregi non lascia affatto delusione alla fine del disco e lascia aperti molti speragli per il prossimo lavoro del gruppo. Non dovrebbe comunque mancare in ogni caso nella bacheca del fan dei Dark Tranquillity.


Recensione a cura di Alessandro Mattedi

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