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Serata fredda e scura in quel di Milano per il tanto atteso concerto dei Dark Tranquillity, che si presentano nel loro tour europeo come spalla dei tedeschi Kreator.
Arriviamo al Rolling Stone giusto in tempo: mentre stiamo consegnando il vestiario di troppo alle ragazze del guardaroba sentiamo improvvisamente esplodere le prime note di The Endless Feed. Buttando così in faccia alle tipe abiti e denari, ci lanciamo verso il palco, aprendoci la strada a gomitate e spintoni tra i numerosi fans dei Kreator osservanti impassibili più indietro, fino a raggiungere il più piccolo ma agguerrito plotone di Darkillyani già schierati in prima fila.
La prestazione è breve ma intensa, anzi intensissima. La scaletta che i nostri ci propongono (inaspettatamente più ricca di quella del concerto a Roncade del giorno precedente) va a toccare tutto il loro percorso musicale, senza privilegiare troppo l’ultimo lavoro Character. Accanto alle immortali e acclamatissime Punish my Heaven”, The Wonders at Your Feet e The Treason Wall, durante le quali ci si scatena in un pogo furibondo, gli svedesi presentano estrapolate dal loro più recente album, oltre alla iniziale The Endless Feed, la complessa Lost to Apathy - che il pubblico mostra di accogliere con un certa freddezza – e The New Build, che con il suo epico ritornello (cantato da tutti) e i ritmi tiratissimi entusiasma la platea; infine la meravigliosa My Negation, che Stanne dedica a tutti i fans presenti (“voi siete tutto quello che io non potrò mai essere”) commuovendone - lo giuro - più di uno. Interessanti anche Of Chaos and Eternal Night, canzone di ben dieci anni fa, che forse assieme allo stile riproposto in Character testimonia quel ritorno alle origini che tanti vecchi fans auspicavano e Scythe, Rage and Roses vera chicca da The Mind’s I, molto raramente eseguita in concerto. Chiude lo spettacolo la possente Final Resistance.
La prestazione di Stanne e soci è superba. Freddi ed implacabilmente impeccabili (mica per niente sono svedesi) gli axe-men, che non sbagliano un passaggio, e lo stesso dicasi per batteria e tastiera. Ma il vero dominatore è Michael Stanne. E’ lui l’anima del gruppo dal vivo, è lui che tiene tutti gli occhi incollati su di sé, tanto che di guardare Sundin e gli altri nemmeno ti ricordi, tanto che dove c’è lui la folla impazzisce ed esulta e dove lui non è ammutolisce e si placa. Alle sue notevoli doti di front-men si aggiungano un growl perfetto dall’inizio alla fine e si ottiene una prestazione perfetta. L’unica nota negativa che sono riuscito a trovare è stato il suono, che non ho trovato molto pulito, soprattutto dopo aver ascoltato i Kreator, che hanno potuto al contrario disporre di un’acustica perfetta. A parte questo, uno show indimenticabile.
Report a cura di Riccardo Carcano
Photogallery completa di questo concerto
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