Dunque, andiamo con ordine: anche se sembrerebbe la mia seconda recensione, in realtà è la... uhm, vediamo, sesta? Bah, poco importa. Comunque, avendo abbastanza tempo libero a disposizione (e non volendo che il mio collega Edoardo Bellini mi fregasse la prima recensione su quest'album - ehhh, non mi va di arrivare secondo come con Projector, sono un tipo testardo io - da pubblicare sul sito) mi sono cimentato nella recensione di The mind's I, terzo album dei Dark Tranquillity, uscito nel 1997.
Rispetto a The gallery vediamo come sia stato abbandonato lo schema intricato in favore di melodie meno raffinate e più aggressive. Ma ciò non toglie spazio ad alcuni spezzoni acustici e a brani che privilegiano di più la sostanza prettamente melodica, come Hedon o Tidal tantrum (e che andranno a fare da base ad una buona fetta di ciò che verrà nel prossimo album) e che rappresentano una gradita innovazione per loro oltre che quasi una costante nell'album. Per questo forse sarebbe meglio non pensare più a paragoni con gruppi come gli At The Gates, o meglio, farlo solo dove si può e andrebbe fatto.
Dicevamo, meno raffinato e più aggressivo, generalmente. Anche un po' scarno, in effetti. E senza quel carisma che ci aveva catturato nel precedente. Rispetto a The gallery è come se ci fosse stato un passo indietro in alcuni punti, ritornando più su certi arrangiamenti di Skydancer ma con Stanne alla voce al posto di Anders Fridèn e non alla chitarra. Poi dall'altra parte ci sono le già citate parti melodiche che invece sembrano portare avanti lo stile.
Ora, The mind's I non è affatto brutto, è solo quello che meno mi ha colpito (a parte forse proprio Skydancer ma dovrei riascoltarlo bene perché non l'ho mai approfondito molto). Certo, le sue perle le ha prodotte lo stesso, come la famosa Zodijackyl light che a lungo sarebbe stato un po' come l'inno dei Dark Tranquillity, o la drammatica Insanity's crescendo in cui trova spazio pure la voce femminile, o ancora la chiusura acustica strumentale in ostinato ritmico di The mind's eye, che personalmente mi fa provare pure un po' di nostalgia per questi anni. Ma la sensazione che non sia agli stessi livelli di altri album rimane, anche se il loro impatto è sempre grande. Però... però... però... importa veramente? Un gruppo può benissimo fare un album solo buono o discreto, senza per forza sfornare il capolavoro. E poi, per dirla sinceramente, ad abbassare il voto di mezzo o addirittura un punto c'è anche la registrazione di qualità solo sufficiente. Ma non è un altro passo indietro rispetto a The gallery?
Ma in definitiva questo The mind's I vale? La mia opinione è che se avete iniziato ad ascoltare i Dark Tranquillity con The gallery, allora non è affatto una cattiva idea proseguire regolarmente con quest'album prima di Projector, ma d'altro canto saltarlo sarebbe perdonabile. Se invece avete iniziato da un altro album (oppure sempre come prima ma già vi siete procurati gli altri) e successivamente il resto allora non è una cattiva idea neanche completare la discografia, anzi su questo piano sarebbe pure una buona idea. Ma lo sconsiglierei per iniziare, e sconsiglierei di prenderlo dopo uno dei successivi se prima non avete almeno i seguenti due, forse anche il terzo. Se poi discordate con questa recensione e per voi è un album grandioso, allora, buon per voi! Io gli darei un 7 ma voi aggiungete pure qualcosa in più e continuate a godervelo così come vi godete gli altri.
Per concludere, sicuramente fra tanti anni i Dark Tranquillity non saranno ricordati ai più per quest'album. Ancora oggi persino molti fan della band sembrano ignorarlo un po'. Ma in fondo, ciò non significa che non debba essere dimenticato, e non lo dovrà.
Recensione a cura di Alessandro Mattedi
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